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Nuovo catalogo Estate - EMP

sabato 27 maggio 2017

Perpetual Fire, è finalmente disponibile in formato digitale "Bleeding Hands"!

"Bleeding Hands", il nuovo album della power metal band italiana Perpetual Fire, è finalmente disponibile su tutte le piattaforme digitali. 

Ecco i link dove è possibile acquistare l'album. 
Google Play: http://bit.ly/2s28yZz

La data di rilascio del cd in formato fisico sarà annunciata a stretto giro.

Bastian, disponibile in esclusiva per il web il singolo Hot Boogie

E' disponibile in esclusiva per il popolo della rete il nuovo singolo dei Bastian dal titolo Hot Boogie. Reduce dalla pubblicazione del nuovo album Back To The Roots, edito da Sliptrick Records, la band italiana ha deciso di mettere a disposizione dei propri fans attraverso Youtube uno dei brani registrati nel corso della sessione che ha portato alla realizzazione dell'ultimo disco, senza però essere inserito tra i brani che lo hanno composto. 

Questo il link per ascoltare il brano: 

Line up:
Sebastiano Conti - guitars
Vinny Appice - drum
Apollo Papathanasio - vocals
Corrado Giardina - bass

SVIET MARGOT CONFERMATI IN UCRAINA AL “FAINE MISTO FESTIVAL” CON GUANO APES E POETS OF THE FALL

L’italiana rock band Sviet Margot, in procinto di lanciare il loro terzo singolo dal titolo “Alaska”, e a distanza di un anno dall’uscita del secondo album “Glance to infinity” (Agoge Records), è stata confermata nel bill del prestigioso “Faine Misto Festival”. Nella nota manifestazione che durerà 4 giorni e 3 notti dal 20 al 23 Luglio 2017, e che avrà luogo nell'autodromo di Ternopil in Ucraina, gli Sviet Margot si esibiranno accanto a band di fama internazionale tra i quali: Guano Apes, Poets Of The Fall e molti altri.
L'esibizione degli Sviet Margot è prevista per venerdì 21 Luglio 2017 sul “Light Stage” del festival ucraino.

venerdì 26 maggio 2017

Metal On Air - #43

METAL ON AIR - #43

SIGLA INIZIALE
Secret Sphere - "Courage"

NEWS
-C.Cornell si è tolto la vita nella notte fra il 17 e il 18 maggio 2017 impiccandosi nel bagno della stanza d'albergo in cui alloggiava a Detroit, dove aveva appena tenuto un concerto con i Soundgarden.
-I CAVALERA CONSPIRACY, la band dei fratelli Max e Igor Cavalera, è entrata in studio per registrare il suo quarto album. La relese sarà prodotta da Arthur Rizk e uscirà in autunno su Napalm Records.
-Lo scorso 17 maggio il tribunale di primo grado svedese ha deliberato concedendo ad Alex Hellid, Nicke Andersson e Uffe Cederlund i diritti sul marchio “Entombed”. Hellid era da tempo coinvolto in una disputa legale con l’ex frontman del gruppo, Lars-Göran “LG” Petrov, il quale, come noto, ha ormai da tempo avviato una nuova carriera con gli ENTOMBED A.D.
-Gli ARCH ENEMY hanno reso noti titolo e data d’uscita ufficiali del loro nuovo album. La release si chiamerà “Will To Power” e sarà disponibile dal prossimo 8 settembre, su Century Media.

CHART
10 - INVIDIA - As The Sun Sleeps - SPV - Feed The Fire
09 - NIGHT DEMON - Darkness Remains - SPV - Hallowed Ground
08 - WARBRINGER - Woe To The Vanquished - Napalm - Silhouettes
07 - STEEL SEAL - The Lion's Den - Underground Symphony - Never Die (with Fabio Lione!)
06 - ATHLANTIS - Chapter IV - Diamonds Prod. - Master of my fate (feat. R.Tiranti)
05 - Kings Of Broadway - Kings Of Broadway - Pride & Joy Music - Berserk
04 - Holy Martyr - DARKNESS SHALL PREVAIL - Dragonheart - Numenor

PODIO
03 - INGLORIOUS - II - Frontiers - I Don't Need Your Loving
02 - MEMORIAM - For The Fallen - Nuclear Blast - Surrounded by Death
01 - THE UNITY - THE UNITY - SPV - Rise And Fall

BEST LIVE ALBUM
- DIMMU BORGIR - FORCES OF THE NORTHERN NIGHT - Nuclear Blast - Mourning Palace

SIGLA FINALE
Mr. Big - "1992"

CONTATTI
giornalemetal@gmail.com
Facebook: Metal On Air

Metal On Air è visibile su GiornaleMetal, Youtube, Facebook.

giovedì 25 maggio 2017

WHITE SKULL - Will Of The Strong

Dragonheart
Come un ciclone tornano le colonne del power nostrano White Skull, ci sono voluti cinque anni per il seguito di “Under this flag”, ma questo disco, è un magnifico esempio di power sinfonico, di pura marca nostrana di altissima qualità. La coerenza di fare grandi dischi da parte di questa corazzata metal nostrana è un segnale da prendere nota, che l’amore per certe sonorità dure fatte con classe e personalità non è da tutti, ma bisogna metterci impegno e coerenza; l’opener è l’orchestrale e strumentale “Endless rage” che poi ci butta a capofitto nello speed/power sinfonico di “Holy warrior”,con doppia cassa, chitarre ad opera della coppia Tony “mad” Fontò e Danilo Bar scintillanti e asso come sempre che da carico in più alla formazione è la grande Federica “sister” De Boni, una singer con attributi fumanti, che spinge in alto i brani con interpretazione maiuscola; provate a dire di non farvi coinvolgere dal brano “Will of the strong”, che ne è la titletrack, assoli puliti, carica metal potente e cori nel ritornello a dare ancora più enfasi per tutto il disc; ,grandissimo anche i brano pieno di passione metal e emozionante “Lady of hope” dedicato a Eva “Evita” Peròn ;speranza dell’argentina e donna simbolo.

Il brano “Metal indian” è una cavalcata punteggiata da percussioni, e un ritornello da brivido, per poi esplodere in un brano speed metal nella parte centrale; un brano che fa vedere un’altra faccia della medaglia della band nostrana è la ballad “Sacrifice”,che è semiacustica con parti che profumano di prog e la nostra Federica da ancora grande prova di essere una singer di razza alternando vari registri vocali tra pathos e emozionalità; a chiudere il cerchio il brano heavy/power “Warrior spirit”; le tastiere sono un elemento fondamentale del gruppo che dipingono scenari epici con le orchestrazioni ;la produzione a cura di Pierluigi Stevanini e i suoi New sin di Loria(Tv) danno brillantezza e potenza a tutto. Un disco eccellente, che da ancora più spinta non solo ad un gruppo che si è guadagnato sul campo tutte le medaglie orgogliosamente, ma che è una bandiera in Europa del metal tricolore di altissima qualità, sarebbe veramente un peccato non prendere questo capolavoro. 

Voto: 9/10  

Matteo ”Thrasher 80” Mapelli

BELOW - Upon a Pale Horse

Metal Blade
Ennesima band che torna con un disco grandioso in casa della lama di metallo, dopo i God Dethroned ecco gli svedesi Below, alfieri del doom metal più classico. Spesso quando vanno associate doom metal e Svezia si corre con la mente e il cuore ai maestri Candlemass, pionieri del genere, bhè ora abbiamo di fronte dei “nipoti” in grado di dire la loro in materia, eccome! I nostri sfornano un disco dove il metallo del destino è intriso di epicità malinconica, sferzate heavy metal classiche, cori e uno spettro sabbathiano, dopo l’intro “The plague within” orchestrale e drammatico entra il brano portante “Disappearing into silence”,lento, cadenzato con il gruppo e il singer in un brano pieno di pathos, eccelsa prestazione da parte delle chitarre, suono denso ma che in fase solista acquistano melodia melanconica; ”The coven” è un brano con un riffing sabbathiano, un brano che con eccelse note di chitarra arpeggiata e un richiamo elettrico plumbeo dona tragicità al brano grazie ad un cantato alto e potente.

La titetrack è solenne; doppia cassa che inframezza un tempo lento e possente sempre sorretto da melodie ispirate al metal classico, grandi cori danno epicità al tutto;”Suffer in silence”è un mid tempo graffiante, robusto con un chorus che più heavy non si può; ”hours of darkness” è proprio un brano che sembra strappato aiSsabbath dell’era Dio, epico, maestoso con grande senso tragico ma al contempo orgoglioso nel suo incedere ,riff scuri di chitarra densi si stagliano con melodie elegiache;”We are all slaves” chiude il disco ed il titolo dice tutto, non c’è salvezza, non c’è redenzione per l’anima umana, la morte è ineluttabile, e il brano è lento e pesante come una pietra tombale a chiudere ogni speranza. Un disco che è doom dall’inizio alla fine , i nostri svedesi portano avanti la tradizione di brani densi, scuri fatti di melodie intrise di tristezza e pathos ma al contempo colpiscono duro ,un grande disco da avere per tutti gli amanti del genere.  

Voto: 8/10  

Matteo “Thrasher80” Mapelli

SOLSTAFIR - Berdreyminn

Season Of Mist
Ritorno col botto per gli islandesi Sòlstafir ,già dalla copertina di Adam Burke vediamo un paesaggio rarefatto, con toni caldi e freddi ,e una renna si scorge appena appena, difatti la traduzione del titolo è “il sognatore di eventi futuri”. I nostri hanno realizzato un disco dove la tensione emotiva ed emozionale non passa, anzi, si mantiene costante per tutta la durata degli otto brani; si parte col piede giusto con l’opener “Silfur-refur”,un brano introdotto da orchestrazioni ma con l’entrata del cantato in lingua madre(cifra stilistica dei nostri),si entra nel vivo del brano con riff di chitarra bassi e ad alta tensione e melodie piene;”Isafold” è un mid tempo che non vi lascerà indifferenti questo grazie ad un superbo gioco di riffing intenso, melodico e una malinconia di fondo; ”Hula” è grande musica, al servizio delle melodie, perché il brano è costruito perfettamente e prende piano piano per coinvolgere il tessuto emotivo di chi ascolta; stesso discorso lo si può fare con “Nàròs”,un brano che potremmo definire semiballad, un brano che parte con riff ribassati e scuri, quasi da tonalità blues, per poi a metà del brano, esplodere in un up tempo nervoso e melodico allo stesso tempo, grande prestazione del cantante/chitarrista Adalbjorn Tryggvason.

Ma tutto il gruppo è eccellente; rodato e perfetto, porta una musica calda ,rock nel senso più ampio del genere; basta sentire la floydiana “Dyrafjordur”,un brano eccelso, che con lievi tocchi, una chitarra che ha un sapore gilmouriano e con tastiere e strumenti a corda è incredibile ;un brano eccellente; e pezzo da novanta la conclusiva “Blàfjall”,un brano che parte con un organo solenne ,per poi il gruppo incedere con un brano delicato e teso nelle chitare e nei contrappunti di batteria appena accennata per poi esplodere come un vulcano, denso di tensione emotiva in un up tempo furioso e coinvolgente. Un disco che è classe pura, dote rara nella musica odierna, ma i nostri sanno benissimo padroneggiarla e nonostante provengano dalla terra dei ghiacci, sanno trasmettere il calore e l’emozione del rock più puro; grande musica, grande poesia, da avere. 

Voto: 9/10 

Matteo ”Thrasher80” Mapelli

TOKYO MOTOR FIST – Tokyo Motor Fist

Frontiers
Lo scorso 24 Febbraio la Frontiers Music ha fatto uscire una nuova super band.I Tokyo Motor First. Che si avvale della presenza di Ted Poley alla voce(storico cantante dei Danger Danger)a braccetto con Steve Brown,chitarrista e produttore dei Trixter.Completano la band Greg Smith(Ted Nugent,Rainbow,Alice Cooper)e Chuck Burgi(Rainbow,Blue Oyster Cult,Joe Lynn Turner). Dall'ascolto della track list,Si parte dalla iniziale “Pickin’ Up the Pieces” e si arriva alla conclusiva "Fallin' Apart" per un bel viaggio in decappottabile lungo le strade assolate degli anni ottanta, incontrando, di volta in volta, i già citati Trixter e Danger Danger (come potrebbe essere altrimenti), i Def Lepppard, i Warrant, i Firehouse, i Black n’Blue ed in generale tutta la poetica, la “filosofia”, lo stile ed il modo di scrivere di quelle band che negli eighties non erano davvero AOR morbido ed edulcorato, ma nemmeno Hard Rock arcigno e battagliero.

Erano propriamente hair metal.L’effetto è assicurato ed il piacere con cui accade di ascoltare pezzi come “Love me Insane”, “Black n’Blue” (guarda caso…) e “You’re My Revolution” è davvero notevole. Per non parlare della goduria che deriva dalle sgommanti e Defleppardiane “Put Me To Shame” , il coro migliore del disco e tra i più belli sentiti in tali ambiti da parecchio tempo e “Done To Me”, sono assolutamente pezzi che da soli valgono l’intero prezzo del disco. Cosa dire....non aspettate oltre. Andate ad ascoltarvi questi Tokyo Motor Fist, e lasciatevi trasportare dai loro cori. Godete, fino al limite, fino a quando potete, come si faceva nell’assolata Los Angeles di fine Eighties. 

Voto: 10/10 

Bob Preda

HAREM SCAREM - United

Frontiers
Gli “Harem Scarem” non hanno certamente bisogno di presentazioni, una valorosa band Melodic Hard’n Heavy Rock, originaria dell’Ontario in Canada, che ha già stupito in 24 anni di carriera con album eccezionali come “Thirteen” o “Moody Swings”. Eppure la freschezza con cui affrontano il palco e i nuovi lavori li fa apparire come una band evergreen, loro nascono dall’incontro del cantante Harry Hess, che apparteneva alla metal band chiamata Blind Vengeance, e il chitarrista Pete Lesperance, a questo duo formidabile si unirono il batterista Darrem Smith e il bassista Mike Gionet. Il nome della band è ispirato al nome del primo cartone di Bugs Bunny intitolato “Harem-up Scarem-um.”. La loro incredibile vena creativa non pare esaurirsi col tempo, vero è che al melodic col tempo hanno accompagnato un sound sempre più pesante, versante Hard Rock, restano comunque fra i più grandi esponenti dell’Aor, genere in voga prima della loro effettiva nascita. L’ultimo lavoro, intitolato “United” e pubblicato il 12 maggio 2017 conferma tutta la loro bravura e la volontà di rimanere su un terreno Hard Rock dalle linee melodiche accattivanti ma uniscono e arricchiscono tutto ciò con dei tratti di Hair Metal tipico dei gloriosi anni ’80. Durante l’ascolto vi accorgerete che si alternano con grande maestria momenti più rock e altri molto più soft che rendono il tutto armonioso e soprattutto interessante, la title track fa da opener non a caso, detta le regole dell’intero platter, chorus fantasiosi, linea vocale da paura con riff dal grande effetto e ritornelli coinvolgenti. Così descriviamo la prima traccia convincente, dosa l’energia e mostra molte particolarità dal cantato al ritornello più soft. Schitarrate travolgenti ci condurranno in “Here Today Gone Tomorrow” caldissima la voce di Hesse corriamo verso un ritornello ad effetto chorus, cosa dire della performance del batterista Doane, sublime, tutto appare moderno e fresco; quanto ancora più essere bello il pezzo “Gravity”, entusiasmante partenza, giro di chitarra irresistibile, la parte finale è un chorus davvero melodioso ma il singer mostra di cambiare registro in modo velocissimo e sorprendente.

Stessa linea del precedente per “Sinking Ship”, nessuna novità sostanzialmente, sicuramente più incalzante il ritornello, avrà un live da paura. Arriva al momento giusto la prima canzone lenta “One of Life’s Mysteries”, non sorprende più di tanto, l’asso nella manica sta nella parte cantata che fa il grosso, con una voce così qualunque pezzo armonioso trascina, resta così una semplice ballad. Riporta in alto le linee del disco “No Regrets”, inizio alquanto soffuso ma poi si parte con un hard rock style classic piacevolissimo aggiungerei, più aggressivo nella parte cantata, ma resta melodioso in linea col platter. Brano di completamento appare “Bite the Bullet”, capace di creare si una continuità fra le due parti dell’album ma non aggiunge ne toglie all’intero lavoro, per fortuna si inizia di nuovo a scrivere la storia con “Things I know”,davvero meraviglioso che si inserisce facilmente nel genere delle power ballad, ritornello appassionato per “The Sky is falling”, trama musicale creata dal connubio riuscito tra parte strumentale melodica e parte cantata . Non vanno assolutamente trascurati gli ultimi due brani anch’essi degni di nota, “Heaven and earth” rallenta di tanto i toni almeno nella parte meramente strumentale ma il cantante non sbaglia un colpo, ancora più lento la ballad di chiusura “Indestructible” nella qualità leggermente superiore alla prima ballad in coda. Dopo un ascolto attento di United si capisce che la stella più brillante resta il Singer Hess accompagnato dai chorus fantastici che ci donano un ulteriore incentivo per pensare che si tratti di un lavoro di grande portata. Restano adorabili le band che non esauriscono il loro talento in breve tempo che ci donano una buona dose di speranza, chiaro è che anche i musicisti all’unisono hanno contribuito a dare lustro alla raccolta, e che melodica raccolta! 

Voto: 8/10 

Angelica Grippa

Someone: è uscito il videoclip “Broken Arrow”

“Broken Arrow” è il primo videoclip ufficiale di Someone, giovane cantautore vigevanese d’adozione. Il brano, di genere alternative/indie pop, è tratto dall’EP “Lullabies For Amelia”, un concept-album che tratta di un una ipotetica figlia a cui l’artista immagina di dedicare dei brani d’amore. Broken Arrow è stata scritta e composta da Someone, nome d’arte di Jacopo La Posta, e arrangiata da Marco Germani.
Il videoclip, realizzato da Elisa Collimedaglia, riprende il concept generale dell’EP: Someone interpreta il brano in una casa abbandonata e le scene di playback sono intervallate da immagini con oggetti che sono un rimando al titolo, come l’arco e la freccia spezzata appunto, oppure, a livello simbolico, ci riportano al mondo dell’infanzia, ai ricordi, alla solitudine e a un amore passato. L’atmosfera delicata e nostalgica è sottolineata anche dall’utilizzo del bianco e nero, che ci fa immergere in un sogno o in una vita passata, dando un’impronta di tristezza e malinconia. Il progetto è stato portato avanti nell’ambito dell’Associazione Culturale e Ricreativa After Life Music Dimension di Vigevano, che, come etichetta discografica indipendente, mira alla scoperta e al sostegno di nuovi talenti, supportandoli nella realizzazione di brani musicali e videoclip. Il video è presente su YouTube e su altre piattaforme video come Dailymotion, mentre l’album è pubblicato su tutti i portali di vendita digitale e streaming gratuito, come iTunes o Spotify.


In bilico fra cantautorato ed elettronica, Someone ha autoprodotto negli anni vario materiale sparso. Dopo aver calcato palchi di rilievo in Italia, Inghilterra e U.S.A. con la band I Am The Distance, ha pubblicato a Gennaio 2017 il nuovo E.P. solista "Lullabies for Amelia".

Credits:
Artista: Someone
Riprese/Montaggio: Elisa Collimedaglia
Testo e Musica: Someone (Jacopo La Posta)
Produzione singolo/Arrangiamenti: Someone, Marco Germani