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sabato 24 giugno 2017

PRIMAL FEAR - Angels of Mercy: Live in Germany

Frontiers
Dopo vent’anni di incredibile carriera, la band tedesca dei “Primal Fear” si consacrano con il primo Blu-ray, interamente registrato in casa, e precisamente a Stoccarda, dal titolo “Angel of Mercy-Live in Germany”. Le doti dei live di questo gruppo sono parecchio famose, e la linea della potenza esecutiva è quella dell’ultimo tour. 15 tracce tra estratti dell’ultimo lavoro e brani che ne hanno segnato la storia, capitanati dall’incredibile voce del singer Ralf Scheepers e il carisma indiscutibile di Mat Sinner, ci regalano una vera perla senza eguali. La loro potenza tecnica, la sperimentazione e performance live non hanno nulla da invidiare alla band storiche che hanno scritto la storia del rock. Unica nota stonata forse del platter è la poca partecipazione del pubblico che rende il lavoro parecchio manomesso e soprattutto parecchio freddo, è il loro secondo live dopo 7 anni,ma ora passiamo ai dettagli: articolata e bellissima l’introduzione con “Countdown to insanity” che chiarisce all’istante l’idea del live, sembra riprodurre il suono di un temporale, poi effetto carillon e si parte per un viaggi che delizierà anche i rockers piu hard. Atmosfera allarmista invece per “Final Embrace”, come non scorgere i led zeppelin e le enormi capacità di questa band che riesce ad accostarsi ai mostri sacri senza deludere, acuti da brividi, il singer non ha nulla da invidiare ai grandi nomi storici dell’hard rock, alterna e dosa le potenzialità con maestria. Giovane ma già diventato un best si presenta “In metal we trust” con una batteria che crea un brano di spessore eseguito a perfezione, aggressivo ed efficace, ma dove arriva la voce? Assolo meraviglioso impreziosito da effetto tastiera, deliziamoci. Più su ancora con “Angel in black” adorabili virtuosismi e la velocità di una musica davvero trascinante un ritornello tutto da scoprire che conquista all’istante, potenza dell’hard rock.

Riattivo effetto live in “Rulebreaker” collegabile alla produzione più classica del genere, senza timore si eleva l’asticella della qualità, assolo da paura in chiusura; primo dialogo che rende partecipi gli spettati prima di “Sign of fear” che vuole creare a più riprese un’atmosfera inquieta, l’acuto iniziale apre ad una serie di urlati che sprigionano le doti immense di questo cantante che affronta il palco in maniera pregiudicata. Rasserena l’atmosfera una ballad calda e passionale, cambiano ancora veste con “Seven seal” un pezzo dal ritornello maestoso e facilmente orecchiabile, ancora introduzione a voce che spiega i tratti salienti dal brano per la track omonima dell’ultimo album “Angel of Mercy”, pura purissima energia accompagnata dall’aggressive voce del singer che scandisce ogni singola sillaba. Arriva uno dei più belli senza dubbi “The end is near” effetto growl lo rendono più metal, batteria alle stelle ne fanno un finale caratteristico. Per fortuna i dialoghi scaldano l’ambiente e si viaggia sulla stessa linea modica con “Rollercoaster”, le chitarre sembrano inarrestabili, brano da 10 e lode. I virtuosismi di questo album si esplicano in ogni campo, vocale e strumetale è i caso del brano più coinvolgente ed eseguito a perfezione “The sky is burning”, tanti cambi lo strutturano in modo esemplare. “Nuclear Fire” “When death come knocking” completano le ottime scelte compiute della band per completare la raccolta. Una dichiarazione d’amore in piena regola per i metal è “Metal is forever”, intro a gran voce dove appaiono impressionanti i livelli raggiunti, eseguito a più voi vi lascerà letteralmente sconvolti ed estasiati. Chiude il capolavoro un brano magistrale “Fighting the darkness”. Produzione in mano a Mat Sinner, obiettivo dell’album sembra convincerci tutti ad assistere ad un loro live senza riserve, e posso dire a gran voce che l’obiettivo è stato raggiunto. 10 per la voce, 10 per il songwriting, 10 per la performance strumentale live si può solo aggiungere la lode per un album così. J’adore!!! 

Voto: 10/10  

Angelica Grippa

A TOTAL WALL - Delivery

Autoprodotto
Esordio su full-length degli A Total Wall, italianissimi epigoni del sound groove metal più tecnico in stile Meshuggah/Pantera. Nonostante sia uscito in completa autoproduzione, si nota subito l'ottima resa sonora e la produzione, perlomeno consona al tipo di sound proposto. Grande dispiego di chitarre dall'accordatura super-downtuned (di sicuro si tratta di 8-strings guitars) e un livello di distorsione davvero devastante, per dei truci riffs thrasheggianti, com'è tradizione nel sound adottato, asserviti a delle raffiche di tempi dispari che vi faranno girare la testa. Ottima performance vocale, un growl di ordinanza abbastanza preparato, da degno contraltare alle più rare ma non meno incisive clean vocals. E qua e là si trovano ogni tanto anche dei piccoli preziosismi come la clean vocal robotica presente su "The Right Question" (che mi rimanda alla memoria il primo album dei Cynic) e alcuni innesti di fusion elettrica presenti più avanti.

Un plauso anche per gli assoli di chitarra, pulitissimi e molto sostenuti e dilatati, per far da contraltare alle intricatissime ritmiche, ed alla sezione ritmica granitica e guerrafondaia ma perfettamente all'unisono con le chitarrone battagliere. In finale: non un disco epocale, magari, dato che le influenze degli svedesoni Meshuggah sono molto presenti, ma comunque indicativo di come la band, nata nel 2009, si sia mantenuta su livelli piuttosto alti, e non disdegni sperimentare. Probabilmente questo è un ottimo punto di inizio. Consiglio loro di perseguire la loro strada continuando ad esercitarsi e comporre, ma anche di premere l'acceleratore sulla sperimentazione accennata qui e là in questo album di esordio. Buona fortuna. 

Voto: 8/10

Alessio Secondini Morelli

ARCADEA - Arcadea

Relapse
Gli Arcadea, dato il nome ricordano tanto i vecchi videogiochi, i cosiddetti arcade games; avete presente quei vecchi scatoloni con grafica all’epoca all’avanguardia, ma che oggi sarebbe da chiamare preistorica ai quali serviva un gettone per giocarci? I nostri sono un trio del quale fa parte Brann Dailor batterista dei Mastodon, con due chitarristi/tastieristi che rispondono ai nomi di Raheem Amilani e Core Atoms; per Dailor potrebbe essere un ritorno a casa, essendo i Mastodon nati in casa Relapse; ma il genere qui di riferimento, ha forse un punto di contatto con la band madre del nostro, ovvero il prog, che qui viene esplorato in chiave elettronica. Campionando suoni, voci e senza quasi l’ausilio di strumenti cosiddetti “caldi” se non la batteria; un prog spaziale ,basti pensare il primo video e brano dei nostri “Army of electrons” dice tutto, tastiere a profusione, atmosfere settantiane ma riviste in un’ottica moderna, voci filtrate, batteria con cambi di tempo e la voce del buon Dailor.

Sembra di sentire echi di un prog antico, ma anche sussulti moderni; ”Infinite end” è pura estasi elettronica; si sente nonostante tutto il calore della proposta musicale, anche se le tastiere sono preponderanti, non sono invasive; anzi, il profumo che emana il brano è favoloso, si sentono pure echi dei nostri Le Orme per certi versi; “Electromagnetic” e “Rings of saturn”,vi porteranno in un altro sentire musicale, dove la batteria convive con suoni spaziali, synth, voci filtrate; atmosfere deliranti e cosmiche, sarebbe la perfetta colonna sonora di un film di fantascienza; grande e bellissimo progetto questo, che meriterebbe di essere posseduto da tutti coloro che fosse stati delusi dai mastodontici; qui c’è il prog ad ampio raggio, caldo e siderale allo stesso tempo; un vero plauso va alla più che eclettica relapse, che sa veramente offrire una versione eclettica della musica dura a tutto tondo; da avere. 

Voto: 8/10  

Matteo ”Thrasher80”Mapelli

THE TRUE ENDLESS - Blacklight Inferno

Asgard Hass
Bentornati ragazzi!!il trio demoniaco nostrano dei The true endless, torna con l’ennesimo gioiello a distanza di quattro anni dell’ultimo full; cambio di label, ma la sostanza è rimasta invariata, tanto sano black metal venato di thrash. L’opener “Wings of wrath” rende benissimo, un brano ricco di atmosfere maligne, riff malvagi e caliginosi, voce proveniente dall’Ade e cambi di tempi repentini, assolutamente eccellente; ”The fire inside” è pura aggressione con un rifferama malvagio e nei solos un piccolo tocco melodico ad opera dell’ospite d’eccezione Andy “bull”Panigada dei leggendari Bulldozer; ”Pale waves è stupendamente nera, un brano che ha al suo interno atmosfere horror nel tessuto black dei nostri; un perfetto brano per il Dario Argento post Profondo rosso.

”Glorify the reaper” è uno dei miei brani preferiti e profuma di thrash metal sodomiano ,ma rivisto nell’ottica dei nostri; il motore ritmico creato dai demoni Soulfucker e Algol picchiano a dover e la chitarra invasata del singer M. dipinge scenari dove tutto è malvagità e sofferenza; e che dire del brano “Black swamp”?un brano che è perfetto con un intermezzo in mid tempo che fa scattare l’headbanging a rotta di collo e gridare a pugno chiuso l’anatema in secula seculorum! “Alchemica unione” è puro occult black metal cantato in italiano, potente e perfetto, ma l’asso è nella mortifera, malvagia e con un riffing che profuma di odio “Margoroth”; un brano che ha parti cantate in dialetto, ma il nero verbo dei nostri è un chiodo puntato sulla bara della religione cristiana. Un disco eccellente, perché il black metal dei nostri è quanto di più coerente e sentito nell’underground e si sente l’amore verso ciò che fanno e quindi portategli rispetto e comprate questo disco, lo meritano. 

Voto: 9/10  

Matteo ”Thrasher80” Mapelli

giovedì 22 giugno 2017

ICED EARTH - Incorruptible

Century Media
Gli americani Iced Earth sono un esempio di band capace di trarre il meglio da ogni occasione e da ogni loro ingresso in sala di incisione. Fin dal primo,forse un pò acerbo debutto Iced Earth , hanno regalato innumerevoli emozioni. Fecero il grande salto con una perla di musica heavy che risponde al nome di Something Wicked This Way Comes nel lontano ormai 1998. Da quel momento furono scaraventati davanti al mondo intero, diventando un punto di riferimento per molte nuove leve e per tutti gli amanti dell’heavy metal. Album dopo album, cambi di formazione continui non hanno minimamente scalfito le gesta di questa grande band. Anzi, sono cresciuti sempre di più. Oggi a distanza di tre anni circa da un un ottimo album come Plagues Of Babylon , i nostri tornano più in forma che mai, rilasciando un disco, Incorruptible, che non fa altro che confermare quanto di buono detto sopra. Riescono nell’intento addirittura di migliorarsi, presentando brani epici, rocciosi, granitici, dal grande impatto emotivo.

Stu Block risulta essere un grande cantante. Non facendo minimamente pensare ai suoi illustri predecessori, riesce nell’intento di sfoderare una prova superlativa. Passa da vocalizzi altissimi a parti parecchio basse, segno della sua classe innata. Il tutto inizia con Great Heaten Army, canzone dalle reminescenze thrash, con un riffing velocissimo, seguito da azzeccati cori e melodie che fanno già sobbalzare dalla sedia. Si continua con l’oscura Black Flag, un mid-tempo da paura, dove ancora una volta si può apprezzare tutto l’operato del gruppo, una sinergia assolutamente invidiabile e quasi mistica. Uno dei brani più belli e significativi per chi scrive è sicuramente Raven Wing, brano che sembra estrapolato direttamente da quella perla di lavoro pubblicato nel 1998. Rimanda indietro nel tempo, pathos, malinconia e pesantezza si sposano in modo sublime. Difficile staccarsi dall’ascolto di questa splendida canzone. Sandro Lo Castro Emozione pura. Se The Veil continua sulla falsariga della precedente , Seven Headed Whore può essere incorniciata invece come uno dei migliori brani thrash metal usciti negli ultimi anni. Si, perché agli Iced Earth è sempre piaciuto questo genere musicale in modo quasi morboso. Il rullo compressore di tutto quello che si trova in questo disco è sempre lui, mister Jon Shaffer , fondatore di questo progetto. Questo nuovo Incorruptible va a pescare quanto di meglio fatto durante il corso della loro carriera, portandolo ad un livello ancora superiore al resto della loro discografia. Nessun calo di tono,in nessun brano, semplicemente un capolavoro firmato Iced Earth. Da avere nel modo più assoluto. 

Voto: 10/10

Sandro Lo Castro

RAW POWER - Inferno

Indiebox
Raw Power!! Puro hc senza compromessi ne mode, il nome è scolpito a fuoco nella leggenda della musica dura. Un gruppo che personalmente ho conosciuto al Rock Hard festival 2012, sono stati un torrente d’energia, grandi persone schiette, alla mano e con tanta umiltà nonostante la lunga storia e militanza e essendo conosciuti a livello internazionale (provate a chiedere ad un certo Max Cavalera),dovrebbero essere d’esempio per tantissimi. E questo ritorno bruciante, concreto e veloce è l’ennesima pietra su come si deve essere nella vita, autentici e coerenti nella propria storia e integrità; quindici brucianti tracce che lasciano senza fiato come l’opener ”Look the other way” precisa e letale, la titletrack ,”How many bands”;la tellurica e quasi thrash “Mean machine”; ”The jurassic hounds”, che sarebbe piaciuta anche a Lemmy per lo spirito veracemente punk, senza fronzoli e ribelle.

”Amici” è una dedica amara ma dovuta, una sorta di racconto di vita ,mentre “dedico queste righe” è uno sputo in faccia ai venduti, a chi ha tradito certi patti e legami in nome dei bei soldi, questi grandi musicisti e persone non hanno paura di dirle e cantarle chiare e forti, senza peli sulla lingua, con spirito sempre indomito e combattivo; riffs scartavetranti, batteria a rullo compressore che spacca in velocità, minutaggio breve ma compatto e tanta voglia di sputare sana rabbia e ribellione. “Inferno” è un vero inferno in musica, perché, questo disco è caldo come le fiamme dell’averno e taglia come le parole del singer; perché non occorrono vestiti alla moda, jeans rotti che costano un occhio della testa, eyeliner per fare hc; ragazzi, ci vogliono solo attributi, integrità e sano spirito ribelle; in due parole sole Raw Power. 

Voto: 8,5/10 

Matteo "Thrasher80" Mapelli

ALTAIR - Descending: A Devilish Commedy

Sleaszy Rider
La label greca Sleaszy Riders è stata lieta di presentarci un progetto davvero ambizioso nel panorama del progressive metal, un mondo ricco di gruppi e di idee ma che a volte rischia di risultare già ascoltato o per lo più ripetitivo. Questa band nostrana, più precisamente ferrarese , gli “Altair” si staccano dai concorrenti presentando nel 2016 un progetto dalle grandissime ambizioni sia musicali che propriamente artistiche. Dopo l’esodio nel 2013 con “Lost Eden” girano a più riprese tutto lo stivale, vedono numerosi cambiamenti di line-up e soprattutto si concentrano sullo stile, un percorso che cresce visibilmente nel loro secondo full-lenght intitolato “Descending:a devilish commedy”. Un concept album dove i sei sfoggiano un songwriting impeccabile e una tecnica da rimanerci di sasso, tutte le tracce godono di riff e ritornelli che catturano in un istante l’ascoltatore ma c’è di più, un’idea di valore. Questo cd si propone di esplorare quella che è la parte più oscura di ogni essere umano, quell’inferno che da soli ci costruiamo nella mente, dove albergano tutte le paure che ci precludono le scelte e a volte l’intera vita. La pare più spaventosa e condizionante del genere umano qui ci viene rappresentata sotto forma di commedia teatrale, 9 brani dall’incantevole pregio. Un power-progressive metal che a tratti lascia spazio al sinfonico e ad un sound epico a dir poco adorabile .In assoluto spiccano le doti del vocalist Simone Mala, una voce accattante calda e graffiata, ma come non dar merito ai due chitarristi Gianmarco Bambini e Altar Marshall, grandissima sezione ritmica e gran lavoro alle tastiere. Con “Descending” si fa strada tutta l’epicità che contraddistingue il lavoro, già capiamo di trovarci dinnanzi ad un lavoro spettacolare per sound e caratteristiche, cambia notevolissime volte.

Questi tratti solenni lasciano spazio all’aggressività metal di “Path of worms”, eseguito tutto d’un fiato con una velocità sconvolgente, la voce è un tutt’uno con la musica catturante. Ma non sembra bastare questa velocità, arriva un brano dai cambi di tempo repentini, alziamo l’asticella della qualità con “Limbo”, l’assolo finale è stratosferico. Mix fra un sound granitico e un tono solenne per “Seven”, uno dei pezzi sin’ora più orecchiabile che si arresta per lasciar spazio alla parta cantata, come un camaleonte il vocalist cambia totalmente la trama della propria esecuzione, qui c’è solo da apprezzare, il calore del brano è dovuto interamente alla sua ugola d’oro. Cambia ancora faccia, ogni traccia mantiene la stessa idea ma si veste di nuovo senza stancare mai, bellissima anche “Godless” evidentissimo l’utilizzo magistrale delle tastiere che lo caratterizzano. Suono soffocato che esplode in “Seed of violence”, sembra inesauribile la vena artistica dei sei, questo il mi preferito per particolarità e raffinatezza esecutiva. Ancora tastiere e power per “Flame of knowledge”, un brano davvero accattivante senza punti di riferimenti fissi, tranne la performance vocale ancora una volta sorprendente con degli acuti elevatissimi e un chorus sublime che gli dona enfasi nelle parti più alte. Gli ultimi due brani “Frozen Graves” e “A lessons before ascending” si presentano davvero rock, la prima propriamente metallara la seconda meno, degno di nota è l ‘assolo elettronic del brano conclusivo e quella musica esotica che pare trasportarci in un’altra dimensione parallela e ci pone in una condizione di serenità con un cantato magnifico a due voci. Possiamo concludere solo inchinandoci a gruppi capaci di comporre lavori di tanti pregio e che hanno posto una particolare attenzione per ogni parte. Meraviglia compositiva del power-prog Metal 2016! 

Voto: 9/10 

Angelica Grippa

RAGING DEAD - When The Night Falls

Pavement
Decisamente irriverenti i Raging Dead, band dedita ad un sano e corposo horror rock se così possiamo definirlo, in virtù del genere proposto, dei testi, dell’immagine con cui si presentano verso chi inizia a seguirli. Li ritroviamo dopo un primo Ep apripista Born In A Rage che ha ottenuto grandi consensi unanimi nell’ambiente degli addetti ai lavori, concedendogli pure di effettuare tour che hanno toccato un po’ tutta Europa. Andrebbero seguiti con molta attenzione questi giovani, perché sono usciti sul mercato con questo nuovo e fresco When The Night Falls, ottimo lavoro di entusiasmante rock duro. Qui si incrociano diverse tendenze musicali tra di loro. Un suono in pieno stile rock americano, fonte inesauribile di idee e influenze. Ciò non significa che i nostri Raging Dead non siano personali.

Mettono in campo un invidiabile personalità, riuscendo a incanalare tutta la loro rabbia stando sempre attenti a non lasciare nulla al caso, rimanendo sotto la scia dei maestri del genere, senza scopiazzarli come fanno in tanti, ma aggiungendo addirittura grande e dannato groove, che spesso fa sobbalzare dalla sedia, da quanta energia spigionano i brani. Innata voglia di divertimento, sano Horror Punk Rock come non se ne sentiva da tempo, questo è quello che effettivamente scaturisce all’ascolto di brani come Street Of Rage, When The Night Falls oppure la rock oriented Whitin Shadow che in apertura ricorda da vicino i Guns N’ Roses dei primi album. Sono parecchi i brani che hanno un altissimo valore e sicuramente dal vivo non lasceranno prigionieri. Nightstalker ad esempio contiene uno dei più belli cori dell’intero lavoro, con un mood decisamente oscuro ma al tempo stesso movimentato. Un brano in particolare merita la medaglia di migliore su tutti (anche se andrebbe consegnata comunque a tutto il disco…): Scratch Me, ha un sapore tutto particolare, racchiude l’essenza di questa ottima band, che non ha paura di mostrarsi per quello che è. Da non perdere assolutamente, consigliato a chi vive di Punk….Horror…Sex…and Rock n’ Roll. 

Voto: 9/10

Sandro Lo Castro

THUNDER GODZILLA - Thunder Godzilla

Andromeda Relix
Sempre più band orgogliosamente italiane tirano fuori album semplicemente geniali e godibilissimi. Segno che, già da qualche tempo, la scena nostrana non ha nulla da invidiare nulla a nessuno, in qualsiasi ambito musicale si richiede l’intervento di musicisti di primo livello, come nel caso dei padovani Thunder Godzilla. Band nata nel 2014, dopo svariati consensi ottenuti un po’ in tutto il nord Italia. Adesso grazie alla sempre attenta Andromeda Relix, hanno fatto uscire una riedizione del loro omonimo album e primo lavoro in studio. Siamo davanti un lavoro dalle tinte psichedeliche con un suono duro, acido, accattivante. Quando schiacciando il tasto play parte il primo brano Tokyo Avenger, ci si può fare già un idea del muro sonoro impressionante che questi ragazzi riescono a tirare fuori. Qui ,com nel rest del lavoro, vengono fuori tante influenze che vanno dagli Acid Witch, Black Sabbath, passando per i Kyuss e in generale viaggiano su tutta la scena psichedelica e stoner.

Risultano tremendamente personali nelle loro composizioni, riuscendo a non annoiare mai . Chitarre iper compresse e accordature ribassate danno un senso di soffocamento, brani pesanti come un macigno si scagliano verso l’ignaro ascoltatore con lenta violenza. Ogni singola canzone brilla di luce propria, possedendo un mood e groove davvero invidiabili. Si va dall’headbanging prodotto da Goliath alle tinte rock della successiva Fears, a tratti ricorda gli Offspring e in particolare richiama alla mente i Green Jelly di Cereal Killer e nello specifico ci si rifersce al brano Three Little Pigs. Ma si possono citare anche altre band come i Bongzilla che campeggiano sul brano Get Away. Possiamo affermare che questo disco contiene tanta roba di cui andare veramente fieri. Che dire poi di Mammoth King dal sapore vagamente doom. Una menzione a parte va fatta anche alla cover presente su questa ristampa, aggiunta per l’occasione: Day Tripper dei Beatles, rifatta dai Thunder Godzilla in maniera magistrale e dal sapore stoner rock. Consigliato a tutti gli amanti della buona musica fatta qui nella nostra grandiosa penisola. 

Voto: 8,5/10

Sandro Lo Castro

IGORRR - Savage Sinusoid

Metal Blade
Vi ricordate quando a scuola davano il voto non classificato??a casa erano dolori; perché i professori non sapevano come identificare la creatività, bhè anche qui abbiamo un disco che è impossibile da classificare. Si perché il buon Igorrr, al secolo Gautierre Serre, è un’artista inclassificabile, non riesci a imbrigliarlo in un genere, fa della follia in senso musicale la sua bandiera e nel suo intento in questo disco si fa aiutare da alcuni elementi, non meno sperimentatori e con un pizzico di follia creativa ovvero : Teloch dei Mayhem, Travis Ryan dei Cattle Decapitation e Katerina Chrobokova. Non ci credete ?allora come giudichereste un frullatore impazzito dove si mixano abilmente deragliamenti vocali ed estremi come l’opener “Viande”,che sembra death metal ma rivisto e corretto con una punta folle di provocazione e elettronica??

Si, perché l’elettronica c’è, ma sminuzzata e servita in dosi pari all’indice folle di questo disco; ”Houmous” che mixa abilmente soluzioni balcaniche, metal estremo, musica barocca e un videogame anni 80 impazzito! la paura che esca game over è forte; ”Spaghetti forever” è un brano che parte con un chitarrismo classico, quasi da camera,, leggero, romantico, ma poi deflagra stupendoti; ”Cheval” sembra una canzone da chansonnier con fisarmonica inclusa che si scontra con electro estrema e altre influenze; ma sapete una cosa? tutto questo è divertentissimo. Si perché il nostro riempie il tutto con palate di humor, sembra una versione 2.0 di Zappa(il Dio del rock lo abbia in gloria);un’artista vero, poliedrico che frulla tutto il possibile e stupendo l’ascoltatore ad ogni traccia, ma rendendoti felice e con la voglia di rimettere in pista il disco; non c’è un momento di cedimento, e c’è anche una coerenza di fondo attenzione; perché il nostro Igorrr sa quello che vuole e lo propone bene; abbattere tutte le barriere per proporre musica innovativa, e c’è riuscito ancora ;da prendere soprattutto nei momenti no, credetemi, vi farà tornare il sorriso subito, grande Igorrr. 

Voto: 10/10  

Matteo ”Thrasher80” Mapelli