Mazzarella Press Office

EMP 1

sabato 11 marzo 2017

BATTLE BEAST - Bringer Of Pain

Nuclear Blast
Attivi da circa dodici anni, il primo disco dei Battle Beast è datato 2011. Fin qui nulla di strano, se non fosse che Steel stupì tutti, tra pubblico ed addetti ai lavori, grazie ad una ventata di aria fresca con un metal innovativo, sempre ancorato alla tradizione britannico/scandinava. In tutto questo, s'interseca la pregevole voce di Noora Louhimo, una sorta di Rob Halford al femminile, che dona ai Battle Beast una notevole dose di personalità in più. La carriera del gruppo finnico è sempre andata in escalation, mostrando un gruppo sempre più maturo e consapevole delle proprie qualità. Il disco omonimo del 2013 venne considerata come una sorta di appendice all'esordio, ma è con Unholy Savior due anni dopo, che il nome dei Battle Beast sie è consacrato in quello che è l'Olimpo del metallo mondiale. Bringer Of Pain era una sorta di prova del nove conseguenza, il classico colpo in canna che non può sbagliare l'obiettivo preposto. E possiamo dire che anche questo quarto lavoro in studio, edito dalla blasonata Nuclear Blast, non fa altro che confermare non solo il talento compositivo del gruppo e la conseguente qualità tecnica, ma anche una sorta di evoluzione continua che consente ad ogni album di essere differente dal predecessore. La forza dei Battle Beast è nelle chitarre, riconducibile agli Iron Maiden di Somewhere in Time per certi versi nello stile, ma sempre incisive ed efficaci. Il buon lavoro di Juusio Soinio e Joona Björkroth è palpabile sin dalle prime note di Straight to the Heart, brano diretto e compatto nel quale i due chitarristi sembrano quasi divertirsi, con assolti melodici e potenti, la title-track è invece un richiamo alla tradizione, molto Saxon per certi versi, con una sezione ritmica mastodontica e cori maestosi, King for A Day è un momento più rock, contaminato da sfumature moderne, più vicino alla scuola scandinava con il tastierista Janne Björkroth sugli scudi. Beyond the Burning Skies, è un brano spiazzante, perché parte con una melodia orecchiabile per poi sprigionare tutta la rabbia della band, un aspetto presente anche in Familiar Hell, anche se il ritornello d'impatto conferma la versatilità del gruppo che strizza l'occhio ad un rock americano di fine anni ottanta.

Poi giunge la splendida Lost in Wars, con la presenza di Tomi Joutsen degli Amorphis in veste di guest, atta a mostrare l'aspetto più melodico e ispirato del gruppo, che si allontana parzialmente dal proprio stile, per avvicinarsi a quello dei Nightwish. Piace dei Battle Beast la capacità di osare prendendosi delle responsabilità e Bastard Son of Odin, con Dancing with the Beast (brano che conclude Bringer Of Pain ), confermano questo concetto, proprio per la voglia di rendere l'heavy metal tradizionale più moderno ed accessibile, stesso dicasi per We Will Fight, probabilmente uno degli episodi più riusciti dell'album. Bringer Of Pain gode una produzione ottima, il suono è pulito, moderno e capace di essere funzione di quelle che sono le idee di un gruppo che partorisce quella musica che le grandi band attualmente non sono più capaci di creare. I Battle Beast hanno idee nuove, fresche e solide, hanno una preparazione di fondo eccellente, ma soprattutto hanno entusiasmo e questo traspare da tutti i pori di ogni canzone di questo loro quarto disco.

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella