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martedì 14 marzo 2017

FIREWIND - Immortals

Century Media
A distanza di quattro anni, dall’ultima release, possiamo finalmente ascoltare la nuova fatica discografica dei Firewind. Band di origine greca, come il proprio fondatore Gus G. Li ritroviamo in ottima forma con questo nuovo Immortals, tra l’altro primo concept della band sulle battaglie della leggendaria Sparta. E chi meglio di loro poteva cimentarsi in un racconto tanto usato da mille altre bands. In formazione al posto di Apollo Papathanasio, adesso troviamo alla voce Henning Basse, talentuoso vocalist classe 1976, proveniente da bands quali Metallium, Sons Of Season. La sua personale ugola non fa certo rimpiangere il suo predecessore, anzi conferisce ai brani un tocco parecchio graffiante ed azzeccato, donando ai brani una struttura piu’ robusta rispetto ai loro precedenti lavori. Probabilmente la band e’ stata negli ultimi anni aiutata dal fatto che il loro chitarrista Gus G e’ stato chiamato alla corte di Ozzy Osbourne per ricoprire il ruolo del più blasonato Wylde. Non vi e’ comunque nulla che potrebbe far gridare a chissà quale miracolo. L’album purtroppo pecca di già sentito e potrebbe rischiare di passare quasi inosservato. Di uscite del genere ce ne sono sempre state. Intendiamoci, non è un brutto album…anzi risulta davvero godibile. Ovviamente registrato, prodotto e suonato magistralmente. Tutti i musicisti coinvolti sono stati ineccepibili nel loro lavoro.

Lo schema rimane sempre quello comunque, power metal di stampo europeo , se proprio si deve dare un etichetta a questo platter. Classico brano di apertura è Hands of Time, veloce, diretto e pieno zeppo di melodia, come da tradizione. Continuando con We Defy, Gus G. mette in mostra il suo talento (com’è giusto che sia. Ha talento e lo sfrutta!), ma anche il resto della band non è da meno. Il drumming di Jo Nunez si fa notare parecchio grazie ad uno stile che non è mai stantio, ma sempre potente e frizzante. Ottime nche le linee di basso affidate a Petros Christo. Ovviamente anche laprova come già accennato del chitarrista risulta ottima, impeccabile.I brani scorrono via facilmente, forse fin troppo. Accanto alle varie Ode To Leonidas, Back To The Throne possiamo trovare la semi-ballad, Lady Of 1000 Sorrows. La titletrack Immortals, da ancora prova della bravura della band, uno strumentale davvero ben riuscito. Per chi ascolta Helloween, Freedom Call, Edguy, Gamma Ray e via dicendo, questo lavoro sarà da avere necessariamente nella propria collezione. Per il resto invece può tranquillamente passare come un buon album di power metal ma nulla più. 

Voto: 7/10

Sandro Lo Castro