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EMP 1

martedì 11 luglio 2017

LAMORI - To Die Once Again

Wormholedeath
I Lamori sono una band nordica, proveniente dalla fredda Finlandia, patria che ha dato i natali a tante validissime formazioni, tra cui ci sono anche loro. Il debutto discografico comunque uscì nel 2013, Deadly Desires, con cui hanno iniziato a farsi subito conoscere anche fuori dalla loro terra. Nel 2016 invece esce il loro secondo To Die Once Again,lavoro superlativo, dalle tinte dark tanto care a gruppi come 69 Eyes, Him oppure Depeche Mode per alcuni versi. Il genere proposto è ovviamente un certo tipo di hard rock velato da una certa malinconia sognante, se così possiamo definirla, di fondo. Un veloce apripista composto da un soave pianoforte che prende il nome di T.D.O.A. ha il compito di introdurre la magia sprigionata da questa fredda band. Until Death è la naturale unione di svariate influenze musicali, incanalate su una poderosa base chitarristica, sostenuta da parti abbastanza ritmate e sempre con quel tocco malinconico che accompagnerà tutto il lavoro. Lost In Love rappresenta ad esempio ciò che potrebbe essere l’unione di Him e Depeche Mode.

Ogni brano, pur mantenendo un aura apparentemente triste, brilla di luce propria, raccontando dal profondo tutte le loro emozioni. Chapter IV, continua sulla stessa linea oscura. Invece con la title track si ha a che fare con uno dei brani più belli, sensuali e dannatamente riusciti mai ascoltati prima. Un fondo di malinconica tristezza percorre l’intero brano, con un refrain da pelle d’oca, melodie che una volta entrate nel sangue…diventano parte del proprio DNA, emozione pura. Già solo questo brano varrebbe l’acquisto del cd. La cosa che rende grande questo disco è il connubio tra oscurità e groove, tra melodia e tragedia, unico nel suo genere. Oggi giorno raramente si può trovare tanta classe in un genere inflazionato come questo proposto dai Lamori. I brani sarebbero tutti da segnalare, sviscerare e assaporare tutti, uno ad uno, senza esclusioni. Drown Me è un gran brano di heavy rock, sempre portato avanti dalla stupenda e profonda voce di Matias. Il suo è uno stile molto particolare, dosa in modo geniale parti basse e cupe con altre poco più aperte e quasi solari. Album da possedere, mettersi comodi anche se si potrebbe rischiare di non riuscire a staccare la spina anche dopo tanti ascolti. 

Voto: 10/10

Sandro Lo Castro