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giovedì 14 dicembre 2017

DISH-IS-NEIN - Dish-Is-Nein

Contempo
Ai più il nome Dish-is-nein non vorrà dire nulla; ma se io dico Disciplinatha, molti che ascoltano e ascoltavano punk e digressioni ribelli musicali, verrà in mente qualcosa. Perché il gruppo emiliano si è riformato; come l’araba fenice è risorto dalle sue ceneri dopo un sonno durato vent’anni, ma la rabbia brucia ancora;perché i nostri sono una colonna dell’etica punk, del voler essere contro e soprattutto sono stati dei pionieri e sperimentatori a livello musicale, ed ora tornano con questo ep che verrà pubblicato a gennaio 2018. L’opener “La chiave della libertà” è un pezzo emozionante, una libera rilettura di un classico dei canti alpini(qui ve n’è un altro oltre a questo, incluso nell’ep),un brano drammatico, epico e struggente, retto da ritmiche elettroniche e orchestrazioni, i nostri Cristiano Santini, voce e chitarra, Dario Parisini, chitarra e Marco Maiani al basso vengono aiutati dal batterista dei grandi Skinny Puppy Justin Bennet; ritmiche fredde e liriche emozionanti cantate dal coro alpino di Monte Calisio e la voce narrante di santini che decanta liriche potenti e riflessive, un monito vero e proprio. “Toxin” è aggressività lirica/musicale (perché i testi scritti in collaborazione col grande Mercy degli Ianva, sono parte integrante dell’opera),una scheggia industrial con chitarre potentissime, frustate electro e un ritornello che ti si stampa in testa, ma soprattutto ti induce a riflettere.

“L’ultima notte” è anch’essa rivestita di drammatica solennità alpina col coro del Monte Calisio che impreziosisce un brano, drammatico, con battiti elettronici e doppio cantato, un’eco rabbioso che esplode in un mid tempo industrial, con pathos e un triste sentore di sofferenza. “Macht frei” è un brano retto da vibrazioni electro orchestrali, un monolite nero, possente e senza via di uscita, voci filtrate, e schegge metal, quasi doom nell’incedere rabbioso e plumbeo dei riff, qui molti gruppi metal dovrebbero prendere nota della rabbia lirico/musicale intensa verace che nasce dall’anima dei nostri. “Eva” vede la partecipazione della vocalist storica della band Valeria Cevolani duettare con il singer Santini; un brano anch’esso potentissimo, un mid tempo industrial metal, dove elettronica e esplosività metal vanno di pari passo con una voce che è rabbia repressa ma che viene liberata come lava da un vulcano. “Finale” vede una strumentale che è retta da orchestrazioni; vibrazioni che sembrano scaturite da un incubo cyber, un tappeto pianistico con sussulti elettronici; una sorta di Vangelis 2.0 più cupo, ma che al suo interno ti spinge a non arrenderti a non piegare la testa, mai. Grande ritorno; un disco stupendo, pieno di anima, ribelle fieramente, ma che reca le stimmate del sacro fuoco con grande musica e testi che fanno sussultare e riflettere; un dito medio puntato con veemenza verso il politicamente corretto, bentornati! 

Voto: 8/10  

Matteo ”Thrasher80”Mapelli