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sabato 2 dicembre 2017

ELVENKING - Intervista al cantante Damna


Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

Il nuovo disco si chiama “Secrets of the Magick Grimoire”. L’unico punto fisso questa volta è stato mantenere la nostra identità seguendo le coordinate fissate con il disco precedente. Senza ripeterci, abbiamo rispettato la nostra identità, magari con un’atmosfera leggermente diversa, più oscura, più “epica”. “Secrets of the Magick Grimoire” è una perfetta continuazione di ciò che abbiamo creato nel 2014 e il punto cardine è sempre stato quello di non snaturare il nostro sound e di continuare sulla stessa strada. Concettualmente ogni canzone è la pagina di un grimorio, uno di quei libri antichi pieni di formule magiche, invocazioni, vecchie leggende, formule alchemiche, ecc.


Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

La band nasce semplicemente dalla passione di due amici e compagni di scuola per il metal e per tutta una serie di cose come la letteratura fantasy o il cinema horror. Nel 1997 Aydan e Jarpen i due chitarristi, decidono quindi di fondare una band che suoni il loro genere preferito. Io poi sono arrivato nel 1998 con la stessa passione, e il resto è storia!

Come è nato invece il nome della band?

Beh eravamo dei grandi fan di Tolkien e dei suoi libri. Era il periodo giusto. Non era ancora uscito il film, quindi vivevamo sulle pagine di quei libri e delle immagini che ci evocavano. Elvenking era appunto il re degli elfi ne Lo Hobbit e ci ha stregato da subito. Tanto da chiamare la nostra band proprio così. Ormai ci siamo quasi dimenticati di questa cosa e “Elvenking” è per noi la nostra band. Univocamente. È diventato quasi esclusivamente un suono ormai, più che la rappresentazione di un Re nato dalla fantasia! Però è bello pensare che il tutto sia nato così!

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

I nostri testi hanno una sorta di “costume”. Possiamo parlare delle nostre emozioni o di come ci sentiamo, possiamo parlare di “paganesimo” (o almeno della nostra visione del paganesimo), di storie antiche, di argomenti oscuri e misteriosi. Ma il linguaggio e l’immaginario seguono una linea ben precisa. È come se avessimo un nostro senso estetico e tematico ben insito in noi e questo fosse un trait d’union che lega i nostri album l’uno all’altro.


Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

Credo l’unicità del nostro sound e il fatto che uniamo senza paura un sacco di stili e di mood diversi. Soprattutto nel nuovo disco credo che abbiamo descritto in musica ciò che succede nei testi, le atmosfere e le sensazioni che possono emergere dalle parole si legano perfettamente ed è quindi anche questo un punto interessante se si è alla ricerca di qualcosa di evocativo, epico ed emozionante.

Come nasce un vostro pezzo?

Può nascere da qualsiasi cosa. Di solito sono piccole intuizioni che immortaliamo sul cellulare (grazie alla tecnologia..una volta c’erano le cassettine e lo stereo!). Poi io e Aydan ci troviamo, ci ascoltiamo il tutto e iniziamo a dargli forma assieme.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

Dal punto di vista tecnico è molto difficile scegliere dal momento che dobbiamo ancora suonare assieme gran parte del materiale haha! A livello emozionale io oggi direi “The wolves will be howling your name”. ma domani potrebbe cambiare!


Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

Siamo sempre stati ascoltatori molto aperti e lo siamo ancora. Ascoltiamo qualsiasi cosa ci emozioni. Siamo fan della musica, non di un genere in particolare. Non ci sono dubbi però che le principali influenze che ci hanno spinto a suonare come Elvenking sono i classici come gli Iron Maiden per esempio, una grande fetta del metal anni ’90, da quello più melodico (Blind Guardian, Helloween, Gamma Ray, ecc), a quello più estremo ed oscuro (Children of Bodom, In Flames, Satyricon, King Diamond, Cradle of Filth, ecc). Una menzione particolare agli Skyclad che ci hanno trasmesso l’amore per questo mix fra metal e musica folk/tradizionale.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?  
Suoneremo molto dal vivo ora. Abbiamo un piccolo tour italiano confermato e poi un sacco di festival all’estero (Austria, Germania, UK, Francia, ecc.) e stiamo organizzando dei mini tour da headliner nei vari paesi europei. Inizieremo sicuramente dalla Spagna.


E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

È già uscito nel 2015. Doppio album + DVD. “The Night of Nights”.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

La scena musicale italiana ha i suoi pregi e i suoi difetti. È semplicemente un po’ più difficile fare musica qui rispetto che in altri paesi (che conosciamo bene) e l’indole italiana porta molti musicisti a distorcere un pochino la realtà delle cose. Insomma potremmo essere molto più coesi ed efficaci (parlo di band metal nel nostro caso – di scena), ma ahimè non ce la facciamo mai. Come succede per molti altri ambiti qui, come per la politica per esempio. Grandi potenzialità, scarsi risultati! 

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

È stata come per tutti un’arma a doppio taglio. Ma parlo dei periodi bui dove tutti scaricavano illegalmente qualsiasi cosa e le vendite sono crollate. Ora ci sono degli strumenti molto interessanti e le cose si stanno regolarizzando.


Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

Direi che è esattamente il contrario. È la nostra abilità come musicisti che si mette al servizio di ciò che suoniamo e si adatta ad esso.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

Ce ne sono molti… e alla fine sono talmente tanti, che di fronte a una scelta non saprei proprio. E poi non mi va di fare brutta figura accanto a un mostro sacro. Rimaniamo così! 

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Grazie per l’intervista, se non lo avete ancora fatto date un ascolto al nostro nuovo disco e fateci sapere se vi è piaciuto. Se non tramite i social, venite direttamente a vederci dal vivo! Abbiamo appena annunciato un bel po’ di date italiane. A presto! Stay pagan!

Maurizio Mazzarella