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venerdì 29 dicembre 2017

JOE PERRINO’S GROG - Bomba

Minotauro
Come Bruce Wayne è l’alter ego di Batman, il cavaliere oscuro, Joe Perrino è l’alter ego del rocker Nicola Macciò. Il nostro ha un curriculum musicale nella musica dura di tutto rispetto; per chi non sapesse chi sia, badate bene, il nostro supportava il tour dei Litfiba che al tempo promuovevano il mitico “17 re”. Quindi il nostro conosce la materia dura e ama il rock e la fisicità del rock in ogni sua forma; questo secondo album della sua nuova avventura musicale chiamata Grog dopo lo scioglimento della sua precedente band Elefante bianco, ce lo presenta ancora più convinto con una schiera di ospiti a dargli manforte, ma più che ospiti sono amici. La titletrack messa come pezzo d’apertura reca la collaborazione col mitico Gianluca ” Gl” Perotti (ex Extrema); un brano punk nello stile narrativo, con il nostro che non si preoccupa di cantarle chiare, anzi, meno male! un brano potente, riffing hard/metal, un up tempo con interventi di organo e un chorus stupendo.

“La più grande delusione” vede intermezzi campionati sonori con una morbidezza sonora data da drum beat e tastiere, ma il pezzo invece morde come un cobra, diventando un brano hard rock col nostro che canta senza pietà; un brano ribelle, con un chorus che ho idea che dal vivo verrà cantato a piena voce; questa è musica pe(n)sante con gusto. “La giostra di Momotti” è un brano che qui il nostro gioca anche con la provocazione ribelle, un brano dal gusto pieno e hard rock, riffing con un organo hammond nel ritornello; il nostro non si smentisce, perché il testo è una riflessione amara e rabbiosa, grande lavoro a livello di scrittura. “La mia piccola Hiroshima” vede la partecipazione di Ergobeat; un brano che sembra metal moderno, con la voce del nostro filtrata mentre riffing compressi esplodono nel ritornello, sempre mantenendo quel gusto hard nelle tastiere; beat electro vengono innestati nel tessuto musicale, e sorpresa ecco che arriva un rap selvaggio che incredibile, ci sta alla perfezione perché è ribelle come il brano che rappresenta. “Oltre il dolore dell’incomprensione” ha un tiro hard rock moderno; trascinante con quei riffing heavy, e hammond a dare frustate al tessuto duro e pulsante; il nostro ha una voce graffiante e potente, dall’impatto blues. La conclusiva “madre” è un remix con le esperte mani del grande Gianni Maroccolo, un brano remixato con scossoni electro, beat elettronici su un brano blues nell’anima, caldo e amaro, una conclusione malinconica e stupenda. Un disco stupendo, un grande artista con la A maiuscola, perché il nostro è questo, un rocker a tutto tondo; verace che mostra la sua anima e se stesso senza paura, ne peli sulla lingua, fatelo vostro.

Voto: 8.5/10  

Matteo”Thrasher80”Mapelli