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martedì 9 gennaio 2018

PIETRUCCIO MONTALBETTI - Il Niente

SAAR
“La musica non era nel programma dei sogni della mia vita. Fin da piccolo desideravo due cose: andare in giro per il mondo in solitario su una barca a vela oppure fare l’esploratore. Il destino ha voluto che facessi il musicista, per giunta di successo, non avevo quello che si definisce il fuoco della musica, ma ciò che mi ha spinto era il desiderio di stare su un palco di fronte alla gente, in fondo avrei potuto fare del teatro.” Con queste parole presentiamo un’artista dalla lunga carriera, un personaggio da sempre protagonista nel panorama della musica italiana di qualità. Parliamo di Pietruccio Montalbetti, storico chitarrista dei Dik Dik. Con lo storico avvento del beat assistiamo ad una vera e propria rivoluzione della musica e questa toccò anche l’Italia, emersero tanti gruppi, alcuni scomparsi nel nulla altri ancora vivi nella memoria degli italiani. I “Dik Dik” furono tra quelli più importanti e di maggior successo, qui militavano alcuni dei migliori artisti del tempo e per tutti quelli della stessa generazione, il Montalbetti fu un mostro sacro della chitarra. Ma lo stesso fuoco sacro nell’ispirazione e della bravura senza eguali pare non essersi mai spento, infatti nel 2017 è pronto a proporci un lavoro del tutto nuovo, l’album intitolato “Il Niente”, contenente 12 brani cantati dallo stesso Montalbetti e suonati dai miglioro musicisti in circolazione, mica male. Tutto registrato per l’occasione nello studio “Musica per Il Cervello”. All’interno di questo straordinario lavoro vi è tanto della sua formidabile carriera, dai successi con i Dik Dik sino all’inesauribile amicizia con Lucio Battisti, oltre ad un omaggio velato al grande Bruno Lauzi. Parliamo della stagione musicale grandiosa che vide l’Italia di quei tempi, la sperimentazione, la musica cantautoriale nonché il vero fiore all’occhiello della musicale italiana, che si è imposta anche a livello internazionale. L’anima da esploratore di Pietruccio si esprime a pieno nel brano introduttivo del platter “Lo straniero” e qui che si cela l’omaggio a Bruno Lauzi, grande autore del brano, quanto profuma di quegli anni e d’Italia , ci travolge, ci appassiona e ci conquista, “Ora sei prigioniera di questo amore senz’età”, recita un testo capace ancora d’emozionare, fu notoriamente il brano che portò al successo Moustaki. “Una Lettera”, brano scritto dallo stesso Montalbetti è di una delicatezza disarmante, viaggia ad una velocità esagerata sulle corde del cuore, esprime amore ad ogni nota e grandiosa si sposa l’interpretazione vocale sorprendente, innamoriamoci di questa canzone senza vergogna, poche parole ma dritte all’obiettivo, raffinato tocco donato dalla voce femminile che sotto forma di soprano ricrea l’atmosfera amorosa. Di seguito troviamo una canzone tra le più belle della storia della musica italiana, “Anche per te” basta leggere gli autori per capirne la portata, Mogol-Battisti la coppia che ha prodotto di più e meglio nella storia del nostro Bel Paese, una canzone che ha sempre qualcosa da dire, una rivisitazione rispettosa e armoniosa del brano che si può solo amare follemente in questa versione più lenta.

Tre sono le canzoni prese dalla storico archivio di successo dei “Dik Dik”, incontriamo la prima di seguito, “Senza Luce”, la sperimentazione è evidente ci viene infatti proposta sotto una luce gospel una trasformazione che giova ad un pezzo già bellissimo di per sé. Non è l’unico pezzo dello storico gruppo, ma vi troviamo anche “Io mi fermo Qui” direttamente da Sanremo 1970, le mani che accarezzano la chitarra nella intro e la base che accompagna una performance vocale a più voci, interpretata magnificamente direi. La terza è “Se io fossi un falegname” scritta da Mogol con l’amico Tim Hardin, dall’aria mistica possiede una struttura davvero particolare. Uno dei pezzi più importanti, se non il più importante è il quinto in lista “Niente”, la versione italiana della canzone ‘Nothing but the Whole’, di Jacob Dylan, figlio del mito Bob Dylan; questa canzone è una gemma, brilla con forza attraverso una base che profuma di vita e folk, d’esperienza e musica, adorabile. Merita attenzione anche “I ragazzi della via Stendhal” scritta da Ricky Gianco, proprio per questo lavoro e interpretata da una triade importante: Ricky, lo stesso Pietruccio e poi Cochi Ponzoni. Dietro vi è tutta una storia da narrare e un’atmosfera da ricreare, cresciuti assieme in questa storica via nonché compagni fra i banchi di scuola. Gli omaggi all’amico di Lucio Battisti sono innumerevoli come nella splendida “L’Aquila” altra perla, chiudete gli occhi e deliziatevi gli orecchi tra passato e storia, un percorso nella magia del cantante romano. Questo album con una semplicità sconvolgente ripropone una musica eccezionale, vintage sì, ma capace di mostrarsi attualissima e sempre nuova. I testi sono impressionanti, la voce si adatta alle varie interpretazioni, ma ciò che preferisco in assoluto sono le basi strumentali, direi perfette. Ogni parte è curata nel dettaglio, è evidente che dietro ad un album come questo vi siano le mani di un grande musicista d’esperienza, uno di quelli che ha rappresentato un’intera generazione e con voglia ,talento e dedizione continua a rappresentare la musica di un Paese intero. Chapeau all’eterno ragazzo Pietruccio Montalbetti, un uomo che è riuscito a realizzare i sogni della sua vita grazie al supporto della sua musica! 

Voto: 9.5/10 

Angelica Grippa