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martedì 9 gennaio 2018

QUASAR - Last Transmission

Autoprodotto
Questo disco di prog metal strumentale è buonissimo, che mischia bene profumi prog rock settantiani a squarci metal non dimenticandosi dell’emozione. Ebbene si, perché molto spesso i lavori di questo genere, sono eccellenti come qualità tecnica, ma con un neo grande; la mancanza di emozione, di comunicare qualcosa è la pecca maggiore, rende tutto freddo, vuoto. Non è così per i quasar, duo nostrano formato da Andrea Balzani alle tastiere, programming e effetti e Alessandro Farulli alla batteria e percussioni che in questo lavoro hanno l’aiuto di diverse persone per dare corpo, cuore e anima a questo lavoro. L’opener “Nowhere” ovvero da nessuna parte è un brano segnato da tastiere spaziali, chitarre epicheggianti e batteria possente; un brano evocativo, qui si sente un accenno floydiano rivisto con più forza ma sempre in grado di trasmetterti calore e capacità di viaggiare con la mente, grande lavoro delle tastiere e una chitarra che dipinge ottimi solos. “Lost inside” anche qui una sensazione di trovarsi in una dimensione fuori dallo spazio/tempo e palpabile; le tastiere dipingono scenari inquietanti, la batteria da pochi tocchi ma è solo l’inizio, perché il brano s’indurisce man mano trasformandosi in un pezzo ritmato prog metal, ottima sezione ritmica, riffing di chitarra ficcanti e tastiere ben dosate, un brano dalle diverse sfaccettature, la melodia qui è dosata a dovere sia nei solos di chitarra che di tastiera, un brano che è evocativo e possente.

“Domino” sembra un pezzo perfetto per una soundtrack argentiana; tastiere gobliniane; un brano lento, ma ricco di colore e calore con riffing chitarra che duettano con le melodie generate dalle tastiere; un brano che emoziona nel suo incedere drammatico. “Vertigo” è anticipato da onde marine, sulle quali arriva un tappeto di tastiere e un basso che disegna linee in controtempo; un brano lento e ricco di gusto, buone melodie rette dalle tastiere; anche qui gli strumenti hanno tutti gioco facile a dipingere il brano, perché la scrittura è molto buona; cambi di atmosfera rendono il brano inquietante con le tastiere che danno estro e tecnica al servizio del brano, per poi appesantirsi in coda con riff più duri. “Dominated” è un brano anch’esso che potrebbe far parte di una soundtrack fantahorror, tastiere dal mood oscuro e inquietante, riff insistiti, per poi il brano accellerare con interventi di batteria percussiva e cambi d’atmosfera con interventi solisti di chitarra; ottima formula, che dosa a dovere tecnica, calore ed impatto, con gusto. “The light forest” è il brano più lungo del disco, un brano che inizia con atmosfere sognanti, tappeti di tastiere, arpeggi di chitarra elettrica ed acustica; la chitarra dipinge solos con gusto e un tocco sapiente, e mettendoci anche passione heavy, le tastiere fanno il bello e cattivo tempo con interventi dosati e classiccheggianti; un brano dalle atmosfere fatate e ricco di intensità. Davvero un bel disco, che non è solo tecnica, ma uso delle melodie e delle emozioni in musica, ottima prova. 

Voto: 8.5/10  

Matteo ”Thrasher80”Mapelli